martedì 9 febbraio 2010

Separazioni e conseguenze

Erich Fromm aveva scritto che “Il rapporto tra madre e figlio è paradossale e, per un senso, tragico. Richiede il più intenso amore da parte della madre, e tuttavia questo stesso amore deve aiutare il figlio a staccarsi dalla madre e a diventare indipendente”.
E io sono assolutamente d’accordo.


Iaia Caputo in Di cosa parlano le donne quando parlano d’amore ha scritto: “So che i miei figli mi hanno resa migliore e più calda d’affetti e più sapiente - non voglio neppure immaginare cosa sarei diventata senza di loro - ma continuo ad assaporare il piacere della casa vuota, l’anarchia di un weekend senza orari e frigorifero vuoto, il gusto della libertà senza limiti di tempo, di sonni infiniti, di cinema e letture”.
E io sono assolutamente d’accordo.

19 commenti:

  1. Come sai, Marilde, sono completamente d'accordo. Appunto, il piacere del non dover fare la spesa per alimenti che non tollero neppure, del non dover cucinare, sempre di fretta e senza il piacere della convivialità. Di sonni, quelli non mi mancano perché dormo poco, ma il cinema, le letture, le conversazioni adulte, quello cominciano a ritornare nella mia vita e sono come un fiume in piena che proprompe dopo che è stata aperta una diga chiusa per troppo tempo. E quando passo il tempo coi miei figli, che è comunque tanto ed intensivo data la loro ancora relativamente giovane età, è tempo che trovo speso bene. Anelo a quel giorno in cui, come descrive iaia caputo, sarò in grado di assaporarle quotidianamente, quelle gioie. E quando i miei figli riempiranno la mia casa con la loro presenza, spero gioiosa, sarà senz'altro gradita e conviviale. In pratica un'amicizia, e non un dovere, una catena. Davvero, non vedo l'ora.
    Un abbraccio

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  2. oh, lo sono anche io! fin quando ho potuto, anelavo alle trasferte di lavoro per avere quelle giornate del tutto prive di ogni responsabilità bimbica. e penso che sia meraviglioso essere consapevoli di quel bisogno...

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  3. Vedo che sono in buona compagnia...altro che sindrome da nido vuoto eh!!

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  4. Stasera come il cacio sui maccheroni :)

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  5. bellissime parole, entrambe. Ultimamente cerco di farne tesoro! grazie silvietta

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  6. Ieri pomeriggio il mio compagno che aveva appena portato a casa il pupo dal nido mi fa: e se lo portassi a fare un giro in bici?
    In questi momenti mi dico: ecco perché lo amo!
    In 30'' gli avevo già ri-infilato giacca cappello e sciarpina.
    Un'ora di libertà non programmata a casa da sola mentre la pentola cuoceva la cena: librino sul divano e un impagabile silenzio!
    Poi sono rientrati ed ero di nuovo carica per lui e grata per questi momenti di tranquillità!

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  7. anche io....e pure partire non è male, e poi tornare, che la casa dopo che sei partita ha sempre un calore speciale

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  8. E ti dirò che è quel sogno (poche volte realtà, almeno per quanto mi riguarda) che ci mantiene scintillanti!
    (mio marito mi accusa di essere una solitaria, quando invece questo tempo a me serve da ricarica...)

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  9. Io (che da quando hai scritto queste righe sono passata spesso a rileggerle) oggi per la prima vlta in 6 mesi ho goduto di qualche ora di lavoro senza mia figlia. Ho incontrato colleghi, ho pranzato fuori, ho anche allattato, yes of course, ma poi sono tornata ad un seminario. Sono ancora lontana da quella sensazione di frigo vuoto e weekend senza orari, ma per essere la prima volta in 6 mesi ha la stessa euforia di ... bah, non mi viene nemmeno il paragone. :)
    Un bacio a te, Cara.

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  10. Ho appena scoperto questo blog,ma questo post mi piace moltissimo...allora non sono una madre snaturata,quando desidero un pò di "libertà"..EleVi

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  11. @EleVi: snaturata? leggiti altri post e i commenti e vedrai che è proprio naturale e sano desiderare tempo per sé.
    Benvenuta.

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  12. forse non c'entra niente. però ieri su facebook qualcuno ha postato, con aria scandalizzata tipo "che schifo! fermiamoli!" una pubblicità dell'ikea che mostra due bambini che ridono affondando tra le palline colorate. il super dice "ce li teniamo tra le palle noi". pare sia stata bloccata a suo tempo (ma per il linguaggio, non per il messaggio in sè...)
    qualcuno diceva ma dai su, è ironica, è divertente, chi non l'ha mai pensato. e giù altri commenti scandalizzati: "io i miei figli li voglio con me". mi cascano le braccia Marilde, ma pare proprio che il mondo delle madri sia destinato a rimanere spaccato in due. chi vive con leggerezza l'ambivalenza di quest'amore che anela i propri spazi di libertà, ed è capace di scherzarci su, e chi invece pensa che sia solo uno l'amore giusto e quindi censura e condanna.

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  13. Flavia: credo anch'io che la spaccatura sia destinata a rimanere. Ci sono aspetti vissuti in modo così integralista (uno per tutti: l'allattamento)da tante donne che la speranza di "buon senso per tutti" è ancora un miraggio. Io credo però che i commenti dei vari blog e siti, sempre più numerosi, che danno spazio anche alle ombre,diano almeno sollievo al gruppo di donne che pensa cose che non riesce a dire. Su"io i miei figli li voglio con me" suggerirei alle donne che la pronunciano che quando si diventa madri i figli sono sempre "CON". Sia quando li abbiamo in braccio, sia quando sono a migliaia di chilometri di distanza. Un madre sufficientemente buona ha uno spazio interno nel quale il figlio c'è SEMPRE.

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  14. sono d'accordo anche io cara Marilde: e onestamente questa ambivalenza ha un sapore davvero speciale. E come è bella questa frase che ci ricorda che abbiamo uno spazio interno dentro il quale nostro figlio c'è sempre, anche se avrà preso la sua strada...grazie

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  15. NOn so se avrò mai il coraggio di essere madre.
    Ma credo che la mia parte di "solitudine e indipendenza" non la vorrò perdere ...anche se e quando diventerò madre...

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  16. io sono spesso triste e amareggiata perché non mi è dato godere appieno della libertà ritrovata. il gusto della vita, di quelle cose semplici alle quali avevo rinunciato non posso provarlo nemmeno ora. i figli a volta ti ricambiano con una forzata estraneità, un abbandono affettivo, ti caricano dei loro problemi che non hai più voglia di doverti accollare. uno sguardo nemico per l'amore che gli hai dato, per le cure che gli hai prestato, un infantile allontanamento che non tiene conto della persona che sei e che sei stata. e se osi essere felice sei punita con sensi di colpa che si addensano da lontano e non ammettono spiegazioni, non ammettono chiarimenti, che rifiutano la loro non esistenza. devi pagare, continuare a pagare col tuo amore materno. e la tua stanchezza è la loro certezza affettiva. e tanto più è triste quanto più i figli son grandi, a loro volta genitori che ti fanno pesare l'affetto dei nipoti, te lo rendono faticoso, senza continuità affettiva. e ti parlano solo dei loro problemi, dei tuoi non si curano, sono inezie e ti considerano coetanea. e se pure sei stata mamma giovanissima c'è un tempo per tutte le cose: io rivendico il tempo della spensieratezza nella maturità, la giovinezza non l'ho vissuta. rivendico la leggerezza, e lo scorrere del tempo a passo di passeggiata.

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