domenica 6 dicembre 2009

L'arte della gioia - la nascita

Goliarda Sapienza, autrice del libro L’arte della gioia, descrive il parto di Modesta, la protagonista. Sono poche righe su cinquecento pagine, ma rendono già l’idea del perché sia un libro che a lungo non ha trovato editore. Alcuni riferimenti sono chiaramente legati all’epoca, quasi un secolo fa, in Sicilia, ma altri raccontano qualcosa del parto che nulla ha a che fare con le conoscenze mediche acquisite, bensì con l’aspetto più potente e arcaico del nascere.

Nemmeno dei libri avevo bisogno, e del pianoforte. Ero un po’ spaventata a quella scoperta. Sarò così per sempre? Ma presto capii. Così come ora mi gonfiavo, dopo mi sarei sgonfiata, e sicuramente sarei tornata a essere come prima, se non morivo. Già, ecco che cos’era quel riposo che sotto forma di astrazione felice il corpo mi imponeva insieme ai lunghi sonni. La natura mi preparava alla fatica che avrei dovuto affrontare; ma nello stesso tempo intuivo che il riposo, ripetuto troppe volte come in quelle donne che non facevano altro che partorire, alla lunga generava uno stato di assenza ebete che le alienava dalla vita. Certo, quel prepararsi del corpo e della mente all’impresa più segreta e rischiosa che l’essere umano possa affrontare come poteva non far apparire, a lungo andare, tutto il resto inutile e senza interesse?
Quando il momento si annunciò con un colpo rovente che dallo stomaco spingeva verso il basso, lacerando i fianchi, i reni, l’intestino, capì che doveva svegliarsi da quell’imbambolimento e lottare. Non era soltanto una fatica, come aveva pensato. Era una lotta a morte che si scatenava dentro come se il corpo, prima integro, si fosse diviso in due, e una parte lottasse per mangiarsi l’ altra.
Grida! Grida che t’aiuta!
La posizione è giusta. Bene si presenta. Grida e spingi! Così ce la fai!
Chi ce la fa? Quell’onda di dolore trascinante? Doveva seguire quell’onda? Il suo corpo lottava con l’altro corpo che, come un masso di ferro, batteva al muro della pancia per uscire.


(alcuni paragrafi dopo, riferendosi al bambino)

Perché gridava così? Piangeva per la sua vita conquistata, o perché, nel segreto di quell’atto carnale, quell’essere sapeva di aver quasi ucciso la sua vita? Solo il mio corpo e il suo sapevano il significato segreto di quella lotta mortale e senza ostilità: ognuno per la propria vita.

9 commenti:

  1. Splendido pezzo. Mi devo provurare quel libro. Ho avuto due cesarei di emerganza, uno dopo un trvaglio di oltre 12 ore, il secondo dopo un travaglio di oltre sei ore, quest'ultimo particolarmente tormentato. Sono alta un metro e mezzo, di corporatura minuta. Senza epidurali e moderna ginecologia, non sarei sopravvissuta, o comunque avrei avuto traumi irreversibili. Sono grata ai miei medici, ed al bisturi.
    Sinceramente, non sono mai riuscita a capire tutto il romanticismo che certe estreme tendenze contemporanee attribuiscono al parto. Bullshit come dicono da queste parti ;)

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  2. @Martina: ho inserito questo pezzo perché attinente al tema di questo blog, ma nel libro troverai parecchie altre pagine che ti piaceranno. Io l'ho terminato e ora leggerò gli altri che ha scritto. E' davvero brava.

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  3. Meraviglioso ed emozionante. Da lasciare senza parole. Come quando vedi partorire una donna, del resto.

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  4. fai quasi venir voglia di viverlo, un parto (gaaaaaaaaaaaaaaaasp! questione di giorni, per me!!)

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  5. Marilde, grazie. Mi sono commossa!

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  6. Rende proprio l'esperienza... Perchè gli uomini non leggo più libri di questo tipo?

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  7. Un pensiero costante a te, e poco tempo per fargli smettere di essere solo un pensiero.

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  8. l'arte della gioia è un libro bellissimo che parla della maternità e dell'essere donna in modo del tutto inconsueti. è davvero un libro rivoluzionario e non c'è da stupirsi che abbia fatto tanta fatica per affermarsi in italia ( che ancora la faccia, del resto, perché è un libro di nicchia)

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  9. @ a tutte: sono contenta che vi sia piaciuto. Il linguaggio è forte, in tutto il libro. Forte nella sua verità che piace ancora poco a tanti. In effetti, come scrive piattini, è un libro di nicchia. Io che pur sono una forte lettrice avevo sentito parlare pochissimo di questa donna. E' un libro che contiene frasi che, anche estrapolate dalla storia, non importa, prese a se stanti, una per una, sono di una lucidità di pensiero che andrebbe inserita nei programmi scolastici. Tuttavia, non credo che la Gelmini darebbe l'ok....

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