domenica 13 dicembre 2009

Un'ora sola ti vorrei

Quando avevo visto il documentario Un’ora sola ti vorrei, il mio libro era già in stampa, e mi era spiaciuto non averne scritto. Rimedio qui, e troverete qui il post scritto da Silvietta sullo stesso tema. La regista Alina Marazzi racconta la storia di sua madre: Liseli Hoepli, suicida a trentatré anni. Lo fa attraverso le fotografie, i diari, le lettere e i filmini di famiglia che se ne stavano chiusi, nascosti in un armadio come le cose da dimenticare, di cui avere vergogna. Liseli Hoepli era nata in una famiglia dell’alta borghesia, si era sposata e aveva avuto due figli. Poi, la depressione. Chissà quanti si stupivano del suo malessere! Lei che viveva in un mondo dorato fatto di vacanze lussuose, parchi privati nei quali spingere una carrozzina, case che erano palazzi e abiti eleganti. Come se il denaro potesse allontanare il dolore. In quel caso il denaro ha allontanato lei in una clinica Svizzera, ma non ha risolto il suo senso di inadeguatezza, il suo sentirsi allo stretto in quella vita non sua.
Le inquietudini che la tormentavano avevano fatto la loro comparsa in modo massiccio nell’adolescenza, ma invece di allentarsi nell’età più adulta, si erano amplificate nella maternità. C’è un’immagine nella quale lei percorre con la carrozzina, in solitudine, le strade di una Milano in pieno Sessantotto e credo che sarebbe stata molto meglio in compagnia di un bel gruppo di donne che cominciavano in quegli anni a organizzarsi un po’. Sarebbe stata meno sola.
Alina Marazzi, quando ha realizzato il documentario, nel 2002, aveva trentasette anni: quell’età nella quale diventa urgente fare i conti con la propria storia, e lei lo ha fatto in modo struggente, rimettendo insieme i pezzi sparsi della storia di sua madre. Ridandole vita.


Della stessa autrice, vale la pena di leggere il libro e vedere il documentario Vogliamo anche le rose. Lo sguardo che Alina ha sulle donne è uno di quelli che è bello condividere.

7 commenti:

  1. Già, Marilde, un'altra vittima delle nostre solitudini. Una bella storia, che sicuramente approfondirò.
    Una cosa che mi ha colpito, visto anche il mio recente vissuto personale, è l'enorme determinazione, a dir poco sovrumana, di cui le donne devono armarsi quando decidono di prenderla a calci, questa solitudine. Le alternative sono quindi due, chiare e nette: o lasciarsi morire di depressione oppure sottoporsi agli sforzi e sacrifici di un atleta olimpico per tirarsi fuori dal giogo. Certo, le conquiste /soddisfazioni che premiano tali sforzi sono incomparabili alla situazione precedente, ma non tutte le donne hanno la forza di intraprendere una strada del genere. Spesso, spessissimo senza aiuti esterni di qualche tipo.
    E a volte mi chiedo perché. Una punizione? Perché non siamo rimaste ali nostri ruoli sottomessi?
    Un abbraccio, e grazie per l'ennesimo interessantissimo spunto di riflessione.

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  2. grazie Marilde,
    della citazione ma soprattutto di questa tua recensione.
    Mi piace l'attenzione che poni sul termine inquietudine: mi fa riflettere su chi sono e sul perchè il film mi ha colpito prima come donna che come madre. A me continua ad insegnare molto, poi non so se riuscirò a mettere in pratica quello che mi ha insegnato, ma forse mi sta dicendo a cosa devo stare attenta di me stessa e già questo è tanto.

    grazie
    un abbraccio
    silvietta

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  3. @Martina: hai toccato i punti centrali, sì, ci vuole una forza notevole specie perché gli aiuti sono quel che sono. E laddove non c'è problema economico la pressione a mantenere ruoli sottomessi è ancora alta. E invece che aiuti emotivi è diffusa la favoletta che se hai dei figli devi essere felice sempre e comunque. Nessuna inquietudine, su cui ho posto l'accento come ha notato Silvietta, è tollerata. E invece, credo che l'inquietudine (parola che amo molto) appartenga parecchio a noi donne, proprio perché siamo più in bilico tra diversi ruoli.

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  4. Mi avevi già suggerito in altro tempo il documentario "Vogliamo ANCHE anche le rose". Grazie per le tue segnalazioni sono sempre ottimi consigli per riflettere su se stessi e chi ci circonda.
    Un abbraccio Marilde.

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  5. NOn sono madre ma questo libro mi è caduto tra le mani molte volte.... a volte ho pensato di regalarlo a mia madre... penso sia molto toccante....

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  6. Conoscevo la storia di Alina Marazzi e di sua madre e mi ero ripromessa varie volte di vedere i suoi lavori. L'unica volta che ho provato è stato chiedendo Un'ora sola ti vorrei al locale Blockbuster dove naturlamente mi hanno guardato coe se fossi un'aliena a due teste! Ma adesso riproverò in una libreria/videoteca più seria!

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  7. @Occhi di notte: credo possa piacere alle donne di tutte le età. Sono i temi del femminile.
    @Extramamma: guarda, io le cose più interessanti le ordino sempre. Sugli scaffali in vista, di solito, ci sono le cose più commerciali. Alina Marazzi dice cose troppo intelligenti, e in quest'epoca...

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