lunedì 21 dicembre 2009
Otto minuti di bellezza
Virginia Woolf aveva scritto: “Una donna, a 46 anni, non ha più tempo da perdere”. Penso valga anche prima e non solo per le donne. E allora l’importanza di sfrondare, di non entrare in quel circuito nel quale ci troviamo in luoghi e partecipiamo a impegni solo per uscire di casa, per non stare soli a pensare, per riempire dei vuoti, o perché non siamo capaci a dire di no.
Figuriamoci dunque se non vale per me, che gli anni li compio a luglio ma per qualche strano meccanismo appena approdo nell’anno nuovo li compio dentro di me. E nel 2010 saranno cinquanta! Mi appresto dunque a questo compleanno impegnativo, nutrendomi di buone letture, cinema, e di impegni selezionati. Vi lascio otto minuti di bellezza: c’è anima, forza, creatività, arte, vita, emozione. Non è usuale per me rivedere un video più e più volte, eppure con questo mi accade, e ogni volta lo stupore è il medesimo. Spero piaccia anche a voi. Buon Natale e buon anno.
sabato 19 dicembre 2009
Una sintesi perfetta
Intanto, ripetiamolo pure fino alla nausea. La donna deve avere libertà di scelta.
mercoledì 16 dicembre 2009
segnalazione - sportello di ascolto
domenica 13 dicembre 2009
Un'ora sola ti vorrei
Le inquietudini che la tormentavano avevano fatto la loro comparsa in modo massiccio nell’adolescenza, ma invece di allentarsi nell’età più adulta, si erano amplificate nella maternità. C’è un’immagine nella quale lei percorre con la carrozzina, in solitudine, le strade di una Milano in pieno Sessantotto e credo che sarebbe stata molto meglio in compagnia di un bel gruppo di donne che cominciavano in quegli anni a organizzarsi un po’. Sarebbe stata meno sola.
Alina Marazzi, quando ha realizzato il documentario, nel 2002, aveva trentasette anni: quell’età nella quale diventa urgente fare i conti con la propria storia, e lei lo ha fatto in modo struggente, rimettendo insieme i pezzi sparsi della storia di sua madre. Ridandole vita.
Della stessa autrice, vale la pena di leggere il libro e vedere il documentario Vogliamo anche le rose. Lo sguardo che Alina ha sulle donne è uno di quelli che è bello condividere.
domenica 6 dicembre 2009
L'arte della gioia - la nascita
Nemmeno dei libri avevo bisogno, e del pianoforte. Ero un po’ spaventata a quella scoperta. Sarò così per sempre? Ma presto capii. Così come ora mi gonfiavo, dopo mi sarei sgonfiata, e sicuramente sarei tornata a essere come prima, se non morivo. Già, ecco che cos’era quel riposo che sotto forma di astrazione felice il corpo mi imponeva insieme ai lunghi sonni. La natura mi preparava alla fatica che avrei dovuto affrontare; ma nello stesso tempo intuivo che il riposo, ripetuto troppe volte come in quelle donne che non facevano altro che partorire, alla lunga generava uno stato di assenza ebete che le alienava dalla vita. Certo, quel prepararsi del corpo e della mente all’impresa più segreta e rischiosa che l’essere umano possa affrontare come poteva non far apparire, a lungo andare, tutto il resto inutile e senza interesse?
Quando il momento si annunciò con un colpo rovente che dallo stomaco spingeva verso il basso, lacerando i fianchi, i reni, l’intestino, capì che doveva svegliarsi da quell’imbambolimento e lottare. Non era soltanto una fatica, come aveva pensato. Era una lotta a morte che si scatenava dentro come se il corpo, prima integro, si fosse diviso in due, e una parte lottasse per mangiarsi l’ altra.
Grida! Grida che t’aiuta!
La posizione è giusta. Bene si presenta. Grida e spingi! Così ce la fai!
Chi ce la fa? Quell’onda di dolore trascinante? Doveva seguire quell’onda? Il suo corpo lottava con l’altro corpo che, come un masso di ferro, batteva al muro della pancia per uscire.
(alcuni paragrafi dopo, riferendosi al bambino)
Perché gridava così? Piangeva per la sua vita conquistata, o perché, nel segreto di quell’atto carnale, quell’essere sapeva di aver quasi ucciso la sua vita? Solo il mio corpo e il suo sapevano il significato segreto di quella lotta mortale e senza ostilità: ognuno per la propria vita.
domenica 29 novembre 2009
Genova, ieri
Un grazie enorme ai titolari della libreria che con competenza e passione svolgono il mestiere di libraio: luoghi simili sono boccate di ossigeno per chi ama i libri, le parole, la vita vera. Grazie a Maddalena di farmacia Serra, e ai suoi bellissimi figli: è un regalo grande incontrare di persona chi si è conosciuto in rete; grazie a tutte le persone che hanno detto parole così belle in merito al libro: non mi abituerò mai alla commozione che mi provocano. E grazie alla trattoria i 2 truogoli dove insieme a un bel gruppo di donne ho cenato in modo eccellente con un modico prezzo. Infine, grazie Francesca, il tuo impegno ha fatto sì che una delle più belle giornate legate al libro sia stata Genova, ieri.
martedì 24 novembre 2009
Errata corrige
lunedì 23 novembre 2009
Amiche e Booksinthecasba
Ho letto questa frase nel blog di My e pensavo a quanto di frequente questo accade. Tanto quanto forse è corposo il numero di persone che considerano la vita qualcosa di fisso è immutabile al punto tale che se ci si reincontra dopo un po’ di anni - a volte anche pochi - hanno la pretesa di pensare che in quel tempo nulla abbia inciso, nulla abbia trasformato. E ti proiettano l’immagine di te che avevano allora (che tra l’altro è poi da stabilire se corrispondeva alla realtà, e alla complessità) e magari aggiungono “non ti riconosco più”. E capisci che non si riferiscono all’aspetto fisico, ma a qualcosa di interiore, che in quanto a cambiamento inquieta ancor di più troppe persone. Tant’è. Quando si tratta di trasformazioni si entra nel tema del tempo e della morte, ed è evidente che l’argomento non è dei più gettonati, ma provoca anzi fughe e difese, e se necessario anche stupori. Comunque. Questa premessa per dire che per fortuna esistono gli amici. Quelli con la A maiuscola intendo, quelli che averne uno o due nella vita è una fortuna immensa, quelli a cui non devi dimostrare niente, né loro a te; spiegare niente, né loro a te; quelli che sopportano il tuo dolore e la tua felicità, e tu la loro. Che la felicità è molto più dura da tollerare. Quelli che perdi di vista perché ci si trasferisce in luoghi diversi e ti reincontri anni dopo e riprendi esattamente da dove avevi interrotto. Quelli che, come Carmen e Luisa, prenderanno con me un treno verso Genova, sabato 28 novembre, e mi faranno compagnia alla libreria Booksinthecasba, dove alle 17, ci sarà la presentazione del libro, organizzata dall’Associazione Indaco arte e danza movimento terapia. Ci saranno colleghe arteterapeute e dunque si parlerà non solo di maternità, ma anche di arte terapia e di processo creativo: nelle immagini e nella scrittura. Mi piacerebbe molto che ci fosse anche solo una delle persone che legge questo blog, ma so bene come sono i tempi di ognuno di noi. Nel caso, fatevi riconoscere!
venerdì 20 novembre 2009
Poesie di Fabio
Le siepi erano onde verdi
nel buio.
Gelido vento.
Entrammo a quella festa
ed era un cimitero
seduto.
Bevvi e urlai per un paio d’ore
buone:
“Bella festa! Complimenti!”
E così via.
Sfondai un divano
e ruttai alla Luna.
Poi tutto fu troppo
da sopportare.
Per loro.
Per me.
E presi la via di casa.
Voce del verbo Andare
Guardo le tue foto
in bianco e nero,
con sorrisi tirati
che annunciano
ore dure
e/o
giorni di gloria.
Sei troppo saggia
per essere felice,
o forse
lo siamo poco
entrambi.
Il tuo gatto
m’accarezza
e mi odia
e così,
almeno lui,
dimostra
tanta saggezza.
Il mio cuore
è uno zolfanello
dimenticato,
e io ho già deciso
che proprio non posso restare.
Cammino
Sotto i cieli della Castilla
vago verso
il vuoto.
E’ l’azzurro che m’attende,
è il volo del passero
contro
vento.
Il nero sguardo di Sofìa.
Ah, questo
bastone danzante,
oh, la pace
del sensi;
sì oggi è così,
lasciate cantare il mio cuore.
domenica 15 novembre 2009
Azar Nafisi a scrittorincittà
Non so se farà altre presentazioni in Italia, ma se fosse, vale davvero la pena di fare dei chilometri per andarla a sentire.
domenica 8 novembre 2009
Diventerò madre?
giovedì 5 novembre 2009
Segnalazione: dvd - prime cure del neonato
martedì 3 novembre 2009
anoressia - arteterapia
Mi domandavo, dopo la visione dei due video, quanto tempo sarà ancora necessario per far sì che in tanti - tanti da creare una corposa maggioranza - capiscano che non c’è bisogno di abiti firmati, di auto potenti, di corpi che aderiscono a un modello malato, ma c’è bisogno di amore, ascolto, condivisione, amicizia, empatia.
Non aggiungo altre parole, le immagini sono così efficaci da renderle superflue.
domenica 25 ottobre 2009
Uno o due?
“Sa che le dico, signora, aveva ragione lei!”.
“ E’ un maschio”.
“No, sono due”.
(Ci sono casi nei quali avere ragione risulta essere…impegnativo).
lunedì 19 ottobre 2009
Segnalazione: vietato non toccare
domenica 18 ottobre 2009
Casa delle donne e Mom Camp
domenica 11 ottobre 2009
Di compleanni e presentazioni

mercoledì 7 ottobre 2009
Progetto MOMCoach
domenica 4 ottobre 2009
Mal di pietre
“Mamma mi ha raccontato queste cose dopo che nonna è morta. Le ha sempre tenute per sé e non ha mai avuto paura di farmi allevare da sua suocera che amava molto. Anzi, pensa che dobbiamo essere grati a nonna perché si è presa tutto il disordine che magari sarebbe toccato a papà e a me. Secondo mamma, infatti, in una famiglia il disordine deve prendere qualcuno, perché la vita è fatta così, un equilibrio fra i due, altrimenti il mondo si irrigidisce e si ferma. Se la notte noi dormiamo senza incubi, se il matrimonio di papà e mamma è sempre stato senza scosse, se mi sposo con il mio primo ragazzo, se non abbiamo crisi di panico e non tentiamo di suicidarci, né di buttarci dentro i cassonetti della spazzatura, o di sfregiarci è merito di nonna, che ha pagato per tutti. In ogni famiglia c’è sempre uno che paga il proprio tributo perché l’equilibrio fra ordine e disordine sia rispettato e il mondo non si fermi”.
martedì 29 settembre 2009
segnalazione, Aied Milano
Per aiutare le mamme a sentirsi meno sole e ad affrontare le prime difficoltà nella gestione quotidiana del bambino, con tutto quello che l'arrivo di una nuova vita comporta, l'Aied, il consultorio di via Vitruvio 43 a Milano, mette a disposizione un sistema di assistenza a domicilio alle neomamme a cura di operatori qualificati in grado davvero di dare una mano in questo momento così bello ma anche faticoso. Il progetto "La nascita della mamma" è composto da visite gratuite a domicilio da parte di un'ostetrica che aiuterà le mamme a prendersi cura del loro bambino, ma anche di se stesse e della loro relazione col partner. Le visite sono affiancate da incontri di gruppo, che si terranno in Aied, dove le mamme e i loro partner potranno incontrarsi e condividere esperienze comuni.
SEI UNA NEOMAMMA O STAI PER DIVENTARLO? UNA TUA AMICA STA PER AVERE UN BAMBINO? CHIAMACI O SCRIVI UNA MAIL (02.66714156, info@aiedmilano.com ) PER PARTECIPARE GRATUITAMENTE AL CORSO POSTPARTO.
domenica 27 settembre 2009
Poesia (di mio figlio)
Sei partita da appena un mese
e io
sono qua che mangio i tuoi biscotti.
Mi hai lasciato così,
all’improvviso.
Avevi cose più importanti da fare.
Va bene.
Dico sul serio.
Va bene.
Anche perché il nostro non era certo
amore,
era più che altro un drago verde
e sonnolento.
E tu ogni tanto davi di matto,
ma io,
cosa vuoi,
sopportavo.
E a letto, metà delle volte,
mi sembrava d’essere a teatro
a fissare un attore che non sa la sua battuta
e
l’altra metà,
dovere.
Così i miei fottuti complessi d’inferiorità,
venivano a galla
come cadaveri sopra la schiuma
dove s’increspa l’onda.
E così,
ora me ne sto qua
a tirare le somme
di quest’ultimo anno insieme
e scopro
che è meglio stare coi tuoi biscotti,
che con te.
domenica 20 settembre 2009
L'amore nascosto
domenica 13 settembre 2009
Il tredicesimo invitato
Era bella, inquieta e piena di talento. Nell’introduzione al libro Il tredicesimo invitato, Donatella Bisutti scrive a proposito di Fernanda Romagnoli, poetessa: “…Credo sia stata schiantata dalla sua dolorosa capacità di gioia in una vita povera di eventi esteriori ma agitata da grandi tempeste interne, che poco o niente dovettero apparire all’esterno, se non della mediazione dei versi…”. Vissuta tra il 1916 e il 1986 ha attraversato gli anni nei quali, per le donne della sua generazione, non esprimersi era la norma. Tenere dentro, nascondere, censurare. Lei come poetessa ha avuto un riconoscimento molto tardivo, e io spesso penso a quanta ricchezza di pensieri, passioni, creatività, idee è andata persa in quell’epoca in cui erano ancora poche le donne che potevano osare. Donne che oggi non ci sono più e che avrebbero potuto creare opere (sculture, aziende, libri, quadri, giardini, progetti innovativi.. non importa cosa, ma che contenevano la forza di questa poesia per esempio).
Caino
Ma se sono diversa. Se non posso
applaudire con voi, se non odio
quello che odiate – ho colpa?
Io, lo confesso, lascerei sul podio il vincitore; io la mano
vorrei stringerla al vinto.
Voi fate un gran compianto per Abele,
per lo scaltro innocente, così certo
del consenso divino.
Ad un buio sudore io penso, al fiele
d’un cuore nella polvere respinto.
Io piango l’altro: Caino.
domenica 6 settembre 2009
Dieci cose di me
Adoro l’acqua, quella della doccia, del bucato a mano, della piscina, del mare e dei parchi acquatici. E’ davvero casa mia, tanto quanto mi sono estranee le discese sugli sci. La montagna mi piace per le camminate, i paesaggi, e per il clima, perché l’estate è una stagione che vorrei non arrivasse mai. Detesto l’afa e amo la pioggia, il freddo, la moda invernale. D’estate non guardo nemmeno le vetrine, tranne quelle delle scarpe che sono una delle mie passioni, insieme al caffè e alle grandi città. Una vita non mi basta, e allora cerco di vivere più vite in questa qui. Se non trovassi il mondo esterno a volte così affascinante potrei trascorrere il mio tempo chiusa in una stanza purché ci siano libri e film a volontà. Credo siano ben più di dieci le cose che ho detto di me, ma non mi metterò a contarle che io con i numeri mica ci vado tanto d’accordo. E…, dimenticavo, se qualcuno ha bisogno di aiuto faccio il possibile per esserci, ma non coltivo la bontà e quando sento la frase: porgere l’altra guancia, rabbrividisco, e a chiunque decidesse di mollarmi un bel ceffone avrei la premura di restituirlo un po’ più forte.
domenica 30 agosto 2009
In altri termini
“…Perché non credo che il nostro desiderio di nascere cessi nel momento esatto in cui lasciamo il corpo di nostra madre, né che il nostro desiderio di far nascere possa realizzarsi solo in un figlio. E non è certo perché non abbiamo ancora tagliato a sufficienza il cordone ombelicale con la madre che manteniamo così pulsante, così vera, così viva, questa voglia di parole, ma perché non siamo ancora nati del tutto. E non è in funzione dei bambini che non faremo più, o che non faremo affatto, che questa voglia di scrivere ci afferra.
Tutte le volte che si intavola una discussione, che si anima un dibattito sul tema della creazione, o meglio della scrittura femminile, prima o poi appare inesorabilmente il momento in cui qualche spirito arguto arriva a enunciare o suggerire che in linea di massima converrebbe considerare la creazione come un sostituto della procreazione…”
“…Ma che diavolo avete poi da scrivere?
Scriviamo perché c’è bisogno che si scriva. E non solo perché il passato, l’infanzia, gli odori, lo choc terribile e dolce dei primi corpi raggiungano attraverso il testo scritto la loro ultima incarnazione. E non solo perché le ferite originarie saturino, finalmente, i loro grandi lembi di dolore, di stupore, nelle parole scritte. Ma perché quello che non è stato scritto lo sia, perché il reale sia in qualche modo modificato, dilatato. Perché un piccolo spazio nuovo sia dato ad altri che vi troveranno di che respirare, di che crescere, di che parlare…”.
giovedì 2 luglio 2009
Arrivederci a settembre
E ovviamente andrò in vacanza e lavorerò e scriverò.
Passerò di certo ogni tanto a leggervi e salutarvi. Un grazie enorme per tutta l’energia, le idee, le parole, i pensieri, i progetti che tutti insieme facciamo circolare.
Buona estate!
mercoledì 1 luglio 2009
Fata Morgana
So che tra chi legge questo blog ci sono persone appassionate di scrittura e di lettura. Nei vari link ci sono cose interessanti per chi ama le parole. Intanto l’editore mi ha autorizzata a postare uno dei miei racconti già pubblicati in cartaceo su Fata Morgana. L’ho scritto dopo che mi era stato detto: “Che palle, scrivi sempre cose femminili”. E allora ecco qua: un protagonista maschile.
domenica 28 giugno 2009
Tra volti e non volti
mercoledì 24 giugno 2009
Donne pensanti
domenica 21 giugno 2009
Madri - donne assassine
Riguardo allo stesso tema esiste un capitolo all’interno di Come uccidono le donne di Giuliana Kantzà, che poi amplia il discorso alle donne che uccidono i genitori, a quelle che uccidono per gelosia e altri casi ancora.
Non posso certo dire che si tratti di letture lievi, ma chi è interessato agli aspetti oscuri della vita può trovare in questi libri delle belle pagine su cui riflettere.
La cosa che ogni volta mi lascia perplessa, anzi che mi fa parecchio arrabbiare, di fronte a tragedie di questo tipo, è leggere che i familiari, di frequente, non si erano accorti del malessere della donna. O che l’avevano sottovalutato. Come si fa, mi domando, a vivere accanto a una persona e non rendersi conto che è al limite? Come si fa a farsi bastare le parole della stessa donna, la quale, lei per prima a volte, nega il suo star male? Ci sono persone che non hanno problemi a condividere le loro fragilità, ce ne sono altre che piuttosto di ammetterle arrivano a toccare limiti sottili come la lama di un rasoio. E tragicamente talvolta a sorpassarli. Sto pensando anche ai tanti adolescenti che soffrono di disturbi alimentari e ai troppi genitori di questi che vivono nella beata inconscienza. Un familiare stretto non dovrebbe mai potersi permettere di essere cieco di fronte a queste cose. Perché non è disattenzione, è omissione di soccorso.
martedì 9 giugno 2009
La figlia oscura
Elena Ferrante, edizioni e/o
martedì 2 giugno 2009
Ricordi?
Ricordi?
E l’adolescenza e i suoi drammi i e i tuoi tentativi di evitare i conflitti sui quali non ti davo tregua e col cavolo, ti dicevo, ora ne discutiamo, invece.
Non so come poi (ma lo so, certo che lo so) a un certo punto hai 26 anni e un bagaglio di esperienze e progetti e passioni. Una di queste è l’Australia. Partirai a settembre e non è più soltanto un’idea, un sogno o parole che si accavallano ad altre, ma è un visto ottenuto e un volo prenotato. Dicevi in questi giorni del tuo desiderio di andare pur sapendo che tornerai poiché senti che le tue radici sono ben salde in questi luoghi. Non so se lo dicevi perché intuisci quella parte di me che io non dico, quella di ogni madre di fronte alle distanze di un figlio, anche di quelle che i figli li lasciano andare, o se davvero è così quel che senti. Può darsi. Sottovaluti forse ancora ciò che l’amore può fare e quanto un incontro può cambiarti la vita.
Tempo fa lessi in un libro che la nostra vita è come una casa. Il luogo, il terreno sul quale è costruita lo riceviamo in eredità dai nostri genitori. Se è fertile e soleggiato sarà più semplice costruire la nostra casa, che comunque è compito nostro. Se ereditiamo un terreno arido avremo più lavoro da fare, faremo più fatica. Io mi auguro che tu non debba lavorare troppo per bonificare il terreno, in modo tale che ti rimarranno più energie per costruire ciò che sarai.
E allora io a te, che discuterai la tesi tra qualche giorno, a te che consideri cucinare un’arte e quando sei tu ai fornelli mangiamo in religioso silenzio per non rovinare i gusti con le parole, a te che scendi alle sei del mattino per poter fotografare un paesaggio con la luce giusta, se è la fotografia quel giorno il tuo pensiero. A te per il quale i computer non hanno segreti e senza il tuo aiuto non avrei mai iniziato a scrivere su questo blog, a te Francesco dico grazie per la strada percorsa insieme in questi anni. Il futuro è tutto da vivere.
sabato 30 maggio 2009
Dentro il corpo
mercoledì 27 maggio 2009
Intervista
giovedì 21 maggio 2009
Essere genitori: John Bowlby
Voglio anche sottolineare che, nonostante pareri contrari, occuparsi di neonati e di bambini non è un lavoro per una persona singola. Se il lavoro deve essere fatto bene e se si vuole che la persona che primariamente si occupa del bambino non sia troppo esausta, chi fornisce le cure deve ricevere a sua volta molta assistenza. Varie persone potranno fornire questo aiuto: in genere è l’altro genitore; in molte società, compresa la nostra, l’aiuto proviene da una nonna. Altri che possono essere coinvolti nell’assistenza sono le ragazze adolescenti e le giovani donne. Nella maggior parte delle società di tutto il mondo questi fatti sono dati per scontati e la società si è organizzata di conseguenza. Paradossalmente ci sono volute le società più ricche del mondo per ignorare questi fatti fondamentali.
John Bowlby, Una base sicura, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1989.
lunedì 18 maggio 2009
Troppo
Ora però vado a camminare in una strada di campagna e spero che l’odore di terra e erba e fiori, il verde delle colline dopo le lunghe piogge di questa primavera, e il silenzio (un cane che abbaia in lontananza è accettabile) siano una buona cura per il rumore assurdo che c’è stato in fiera, le luci troppo forti, il troppo di tutto. Troppe persone, troppo caos, troppi libri. Troppo.
venerdì 15 maggio 2009
Segnalazione
L'angolo della poppata alla fiera del libro
lunedì 11 maggio 2009
Il salone del libro
sabato 9 maggio 2009
Louise Bourgeois, i ragni, le madri
I giant spiders viaggiano nelle piazze e nei musei di tutto il mondo per raccontarci che una madre può anche intrappolare come un ragno.
mercoledì 6 maggio 2009
Il tempo
martedì 5 maggio 2009
Segnalazione
domenica 3 maggio 2009
Di premi e di scrittrici

lunedì 27 aprile 2009
domenica 26 aprile 2009
Verso Elettra
giovedì 23 aprile 2009
domenica 19 aprile 2009
Cose da donne?
Ma lo fanno perché sono così di “natura”, come sostengono molti uomini e anche alcune donne?
C’è forse in questo un’ingenua tautologia: visto che lo fanno vuol dire che ci sono portate, oppure sono brave perché lo fanno da sempre, come la funzione materna. Si farebbe meglio a pensare che sono state sempre costrette in qualche mansione, che a ogni generazione hanno imparato dalle loro madri a farlo, che continuano anche oggi poiché le suggestioni sociali e massmediatiche sono sempre le stesse, perché i lavori di accudimento, servizio e cura rimangono ancora facilmente accessibili alle donne, soprattutto perché gli uomini continuano a rifiutarsi di farli.
Rimane il fatto che alcune funzioni e ruoli della vita umana sono essenziali per la sopravvivenza della comunità. Qualcuno dovrà pur occuparsi della manutenzione, della pulizia, dell’igiene, dell’alimentazione, del riposo, dell’accudimento dei piccoli, dei deboli, degli anziani, di spazi, tempi, contesti, persone. Non si tratta solo di lavori elementari, ripetitivi, automatici. Occorre saper pensare, agire, trovare soluzioni, a volte anche sul momento, tenendo insieme coerentemente diverse parti di un sistema.
Anche nelle società psicoanalitiche o negli ordini professionali del campo della cura e dell’educazione, negli uffici di segreteria, centralino, manutenzione e organizzazione troviamo sempre e solo donne.
Ma forse è il caso di smettere di invocare un femminile innato che spinge al servizio. E’ troppo comodo per il maschile per essere vero”.
Questa è la situazione attuale, se i genitori e- mi spiace dirlo- tante madri, smetteranno di crescere i figli maschi come persone alle quali tutto è dovuto, potremo vedere fra qualche anno qualche cambiamento.
lunedì 13 aprile 2009
Siamo alle solite
Ehm, sì.
Sarà interessante vedere cosa succederà al blog (e alla mia sanità mentale) da settembre in avanti quando mio figlio starà qualche mese in Australia.
Abbiamo bisogno di padri
La relazione che Clint Eastwood instaura con il ragazzino Tao non è certamente consueta tra i padri e i figli di oggi. Indubbiamente, in passato, è stato importante che l’autoritarismo nell’educazione abbia smesso di essere la regola. Troppo dolore aveva seminato quella distanza e quella durezza nell’educare i figli delle generazioni precedenti.
Ma come a volte accade, per guarire da un eccesso, ci si ammala dell’eccesso opposto. E abbiamo avuto modo di osservare bene cosa succede ai ragazzi quando crescono senza regole e limiti. Clint Eastwood è a tratti molto duro con Teo, suo vicino di casa, con il quale per una serie di circostanze si trova a passare del tempo. Di sicuro non lo tratta da amico. Non concede sconti alla fatica e lo allena alla frustrazione. Eppure rappresenta una figura paterna molto importante che sostituisce egregiamente un padre assente.
Per fortuna nella vita ogni tanto si trovano dei sostituti. Penso però che uno dei motivi del successo di questo film sia dovuto al fatto che Clint Eastwood, dando vita a una figura maschile sì burbera, ma affettuosa a modo suo, e decisamente autorevole, abbia colto un bisogno forte della società.
martedì 7 aprile 2009
Il pudore
(ho disattivato i commenti).
domenica 29 marzo 2009
Madri a tempo pieno
martedì 24 marzo 2009
Segnalazione
L’arteterapia è un buon strumento per stare in compagnia della propria anima.
domenica 22 marzo 2009
Di libri e di blog
domenica 15 marzo 2009
Conciliazione
-Al computer.
-Mi sa che prepariamo noi la cena questa sera!
-Sì, e dopo iniziamo anche a scrivere un libro sulla solitudine dei padri e dei figli…
Secondo me hanno confuso la parola solitudine con “conciliazione”. Ah! ma noi donne siamo brave a spiegare il significato della conciliazione, che conosciamo così bene, ora ci ri-provo.
sabato 14 marzo 2009
La svolta
E poi un giorno ti svegli e l’unico desiderio che ti accompagna è quello di andartene lontano, non importa dove, importa mettere una distanza considerevole da una vita che non ti appartiene. Te la sta rubando una madre invadente, un padre esigente, un lavoro che chiede troppo dando in cambio troppo poco o un lavoro che manca anche se hai studiato anni per averlo. Te la sta rubando l’essere madre quando diventarlo ti fa scoprire che è molto più complesso di quanto avevi immaginato. Te la sta rubando un uomo che vede sempre meno in te la donna e sempre più la madre. O un uomo violento, o molto assente o chissà che altro. Te la sta rubando anche quella parte di te troppo compiacente a una o più di una di queste cose e allora se è l’ennesimo giorno che ti svegli e l’unico desiderio che ti accompagna è quello di andartene lontano, sei sulla buona strada per fuggire da qualche gabbia stretta, correndo verso te.
domenica 8 marzo 2009
Mamme In Blog
Tacco 12
Avevo scritto un post per l’8 marzo. Era un grazie alle donne del passato per tutto ciò che hanno fatto affinché il loro posto, il nostro posto non fosse circoscritto ai muri di casa, in relazione a un padre, un marito, un figlio. Che hanno spostato l’orizzonte in territori nuovi, forse più scomodi, certamente più vivi. Quelle che hanno fatto sentire forte la loro voce quando si trattava di diritto al voto, al divorzio, all’aborto, all’istruzione; che hanno speso entusiasmo e dolore, fatica e coraggio. Hanno tagliato ponti e mandato all’aria tradizioni, assaporandone il piacere e patendo le conseguenze. Pagando dei prezzi per cominciare a vivere fuori dalle convenzioni.
Dopo ho cancellato tutto e cestinato. Mi pareva di non aver aggiunto nulla a ciò che altre persone stanno scrivendo su questi tempi a tinte fosche, anni inquietanti per tutti ma per noi donne ancor di più. Poi ho letto Vanity Fair di questa settimana: sondaggio su Facebook per capire quanto una donna patita di scarpe può spendere in una vita intera. A conti fatti la cifra finale risulta essere quella di un appartamento di piccole o grandi dimensioni a seconda del luogo di residenza. E’ un po’ come per i soldi delle sigarette: sommata giorno per giorno la cifra è impressionante. Ma la cosa più impressionante è stato il commento di una ragazza che a quella passione non intende rinunciare nonostante il prezzo: “Con 290 mila euro col cavolo che ti compri una casa oggi. Con un tacco 12 un posto dove dormire lo trovi sempre!”. Allora ho pensato che invece di ringraziare le donne del passato facevo meglio ad avvisare qualche ragazza di oggi, non quelle che il tacco 12 lo mettono perché a loro piace e basta, ma quelle che lo usano come investimento, dicendo, per esempio: ”Cara la mia ragazza che pensi di aver detto una gran furbata, vorrei avvisarti, che mi sa che non lo sai, ma è di gran moda il tacco 16 e se passa nello stesso posto una di quelle che li indossa, sei nei guai, tanto quanto se il legittimo proprietario del posto in questione ha il calcetto con gli amici o è via per lavoro. A meno che il medesimo non sia gentile e ti offra un posto per dormire in cambio di bucato, pulizie, cucina, ecco cose così per le quali però davvero, se sei portata, ti consiglio scarpe comode”.
E se ora non cancello queste righe non è perché io creda d’aver scritto qualcosa che andava proprio detto, ma è perché sbattendo forte i tasti del computer ho smaltito almeno un po’ di incazzatura. Di questi tempi non è poco.
domenica 1 marzo 2009
Billy Elliot
domenica 22 febbraio 2009
La mamma perfetta
E’ rimasta incinta solo quando l’ha desiderato e ovviamente al primo tentativo. E’ aumentata di nove chili esatti e ovviamente non le è rimasto un etto. Ha allattato per un anno intero e ovviamente non ha avuto ragadi. Il suo bambino dorme tutta la notte da quando è nato e intorno ai dieci mesi marciava spedito; a un anno e mezzo coniugava i verbi, ma purtroppo solo in italiano. Per l’inglese ha dovuto attendere un po’ ma verso i quattro anni l’aveva appreso bene. A scuola è il primo della classe, e pratica cinque o sei sport in modo eccellente. Tiene la sua stanza perfettamente in ordine senza che neanche sia il caso di dirglielo. Se nasce un fratello non è certo geloso, se è una sorella la protegge come un oggetto prezioso. Il padre collabora quotidianamente in cucina e poi riordina, gioca, è presente, sorride alla vita e alla famiglia che sono. Anche se lei ti fa comunque intendere che il merito è suo, ché lei sa come crescere i figli. Lei è come il prezzemolo, la si incrocia ovunque, anche se le riunioni scolastiche sono il suo forte. Lì c’è un bel gruppo di donne, molto spesso stanche, quasi sempre di corsa, a volte proprio in bilico o semplicemente stufe. Ci sono giorni i cui non la si riesce a evitare e può essere al supermercato, a scuola, al lavoro, in vacanza o altrove, e allora forse è saggio ricordarsi una cosa, e cioè che lei è una che di solito mente.
domenica 15 febbraio 2009
La giusta distanza
C’era una volta una bambina che aveva un papà che era sempre altrove e una mamma accogliente come un frigorifero in una stanza vuota. Non c’erano fratelli o sorelle che le facevano compagnia, o nonni e cugini che le strappassero una risata. La bambina diventò grande, comunque e nonostante, e un bel giorno si innamorò. Sarà per caso o sarà perché di mamma ne aveva avuta troppo poca, sposò un uomo che portava in dote una famiglia intera. Calda di carezze e cibo e gesti affettuosi che riempivano tutti quei vuoti che si portava appresso. E quando tutti gli spazi furono colmi, c’era ancora qualcuno che nutriva, riempiva, scaldava. Nacque un bambino. Le dissero di non preoccuparsi, che ci avrebbero pensato tutti insieme, loro sì che sapevano come fare: il papà, i nonni, gli zii, i cugini e i vicini di casa avrebbero provveduto ai bisogni di entrambi, scaldandoli e riempiendoli e nutrendoli.
La donna pensò che conosceva solo l’amore che manca come quando hai smarrito la sciarpa e sibila il vento di un gelido inverno; o quello che soffoca, come l’asfalto d’estate che sbuffa vapore sotto il sole cocente.
La donna capì che esser madre voleva dire imparare tante cose, ma soprattutto imparare a dosare l’amore.
domenica 8 febbraio 2009
Desiderio di fuga

In buona parte delle opere che rappresentano l’Annunciazione, la Madonna ha quella faccia un po’ così che sembra dire all’Angelo che va bene, e che se non andasse bene comunque non importa: se è ciò che deve fare lo farà senza batter ciglio. Ha l’espressione di chi non riesce ad immaginarsi nemmeno per un attimo che forse non è tempo, forse non ha così voglia, forse non l’ha deciso, che non è poi sicura che esser madre sia sempre bello come dicono e che, tra le altre cose, ha anche un po’ paura. Una faccia quieta (rassegnata?), di una donna che non si oppone a un destino confezionato per lei da qualcun altro. Senza dubbi, né ambivalenze.
Lorenzo Lotto, intorno al 1530, ha dipinto qualcos’altro.
Angelo: Vieni qui, non andartene! Devo fare un annuncio.
Madonna: No, no grazie! Ora non posso.
Gatto: Meglio che almeno io fugga a gambe levate.
domenica 1 febbraio 2009
La solitudine delle madri
Già durante la scrittura di questo libro mi rendevo conto che sarebbe stato possibile affrontare l’argomento in minima parte. Il motivo è semplice: è un tema così vasto e declinabile in tante e tali sfaccettature che ci vorrebbero numerosi libri giusto per abbozzarlo. E ovviamente mi riferisco all’argomento maternità comprensivo delle sue ombre. Per quanto riguarda le luci siamo già state tutte abbondantemente edotte. Così tanto che tutta quella luce a volte ci ha rese traballanti. Dopo l’uscita del libro, la generosità di tante donne che lo hanno commentato, i loro punti di vista, suggerimenti, impressioni, mi hanno fatto pensare che l’argomento non era per me esaurito dopo aver depositato su carta ciò che desideravo dire in merito, ma che anzi si stava ampliando come quei fili che intrecci e poi diventano trame e poi chissà che altro. Questo blog a lungo solo pensato nasce proprio da uno di quei suggerimenti, e mi piacerebbe che questo post diventasse il luogo in cui una donna e spero anche qualche uomo scriva ciò che desidera in merito. Alcune persone possono sentirsi inibite all’idea di lasciare un commento pubblico: c’è un indirizzo mail a disposizione per chi lo desidera. Mi piace immaginare che possa essere un luogo che cresce nel tempo attraverso i commenti, le storie, le critiche, i suggerimenti, di ognuno. Mi piace pensare che siano sempre più numerosi i luoghi in cui si può condividere, scrivere, dire che esser madri è bello, ma non solo. Questo è uno di quei luoghi.
venerdì 30 gennaio 2009
Si parte!
Ci penso da due anni. Rifletto, cambio idea, mi entusiasmo, dimentico, riprendo a pensarci. Ciò che mi ha sempre frenato è il timore di lasciarlo poi languire: sfilacciato, polveroso, poco curato. Dimenticato. Spesso il percorso è inverso: si parte da un blog per arrivare al libro. Io parto dal libro, per arrivare dove non lo so. Ma l’argomento è questo: la solitudine delle madri. Non sarà ogni giorno, ma una volta la settimana almeno sì. Sarà la frase di un altro libro, di un film, saranno immagini, parole mie e di altre persone che di questo argomento amano scrivere. Saranno segnalazioni di luoghi o iniziative in cui le donne si possono incontrare per avere un aiuto su questo tema. Ancora troppo sottovalutato. Quando non ignorato. Può darsi che strada facendo aggiunga altre cose, di altri temi. Può darsi. Come in un viaggio appena iniziato non ho idea se i luoghi e le persone che incontrerò mi piaceranno e se piacerò loro; né se visiterò proprio ciò che avevo in mente o farò deviazioni che non avevo previsto. Per scoprirlo, non mi resta che cominciare.